Un viaggio nella vera anima della Sardegna
Quest’anno ho deciso di ritornare in Sardegna dopo diversi anni che non ci andavo, sentivo che l’isola mi stava chiamando, ma non era solo voglia di tuffarmi nelle stupendi acque turchesi del mare sardo, bensì sentivo il forte desiderio di immergermi nella parte più sacra, tradizionale, interna, e meno turistica dell’isola.

La Sardegna è la regione italiana che, secondo me, ha meglio conservato il suo lato ancestrale, le tradizioni e la sua anima profonda. Essendo un’isola, è stato più facile preservare la propria autenticità, ma soprattutto è merito del popolo sardo che ha voluto fortemente proteggere la propria isola e i suoi costumi. E’ per questo che quando si arriva in Sardegna, da subito, ci si sente avvolti da un’aria diversa, quasi antica, oserei dire anche primitiva.

Questa volta il mio giro in Sardegna ha toccato la parte orientale dell’isola con la Costa Baunei, il Parco Nazionale di Orosei e il Gennargentu, passando per le “regioni storiche” della Baronia, la Barbagia e Ogliastra. Infatti i sardi sono ancora molto legati all’antica divisione dell’isola e alle sue denominazioni. Oggi “Le Regioni Storiche” sono 30 e ognuna conserva la proprie tradizioni, il proprio dialetto, ognuna ha un paesaggio diverso e una cultura diversa, una cosa però ci segue ovunque si va nell’isola: quelle piccole torri, chiamate Nuraghe, che sono quasi 7000 in tutta la Regione.

Per arrivare nell’Ogliastra ho pensato di prendere la vecchia Strada Statale 125 Orientale Sarda, che passa per Dorgali, Urzulei e Baunei, una strada che offe un paesaggio mozzafiato. Prima di prendere la strada mi sono fermata a Posada, un piccolo borgo che con il suo Castello della Fava offre uno splendido panorama sulla costa orientale. A 3 chilometri da Posada c’è il Nuraghe di San Pietro, ma dei nuraghe parlerò in seguito.

Il mare e i suoi colori

Nella Regione dell’Ogliastra c’è la bellissima Costa Baunei con delle piccole cale che sono raggiungibili solo via mare o facendo delle escursioni a piedi di alcune ore. Visto il caldo, per questa volta ho optato di andarci via mare con delle piccole imbarcazioni. Partiti da Arbatax, abbiamo attraversato il Golfo dell’Ogliastra e dopo mezz’ora siamo arrivati nel Golfo di Orosei dove iniziano la Costa Baunei e le sue spiagge meravigliose. Lungo la costa ci sono diverse cale, tra cui cala Mariolu che, secondo la lista di The World’s 50 Best Beaches, è la seconda spiaggia più bella del mondo. Prima di arrivare a cala Mariolu si incontra Cala Goloritzé che è al numero 17 della lista, nonché anche patrimonio mondiale dell’Unesco. Questa gita in mare è davvero un piacere per tutti i sensi, ci si perde nei colori turchese, verde e blu delle acque del Golfo, qui ogni spiaggia ha la sua particolarità e i suoi colori.

Rimanendo sempre tra la Baronia e l’Ogliastra, ci sono altre spiagge bellissime meno famose, ma con poca gente, molto tranquille, grandi e spaziose, senza lidi e con un mare stupendo, tra cui la spiaggia di Cea con le sue rocce rosse e la spiaggia di Capo Comino con le sue dune bianche.

Il mare della Sardegna è un sogno per i suoi colori, per le spiagge tutte diverse, per i profumi, che ancora ora che sto scrivendo da casa, mi dà benessere e pace. E’ vero quando si dice che il mare fa bene all’anima.

Zone interne e il Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei

Appena ci si allontana un po’ dal mare, il paesaggio cambia totalmente, si arriva in un’altra Sardegna, luoghi quasi nascosti, in cui c’è una natura primordiale, la vera anima dell’isola. Qui si incontrano simpaticissimi asini che vogliono le coccole, e delle capre un po’ timidi che si nascondono appena ci vedono.

La terra qui è arida e selvaggia, spesso rossa, in cui vivono ulivi e lecci. E’ un posto in cui regna il silenzio, e raramente si incontrano altre persone. Questo è anche il luogo del Parco Nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei, il quale ha una storia molto particolare. Questo parco, difatti, è un parco ma non è un parco, poiché i sardi, che volevano conservare l’unicità del luogo senza trasformalo, non hanno voluto l’istituzione del Parco Nazionale.

Poiché non mi piace molto percorrere le grandi strade, al mio ritorno verso Olbia, ho percorso una strada alternativa, la strada più alta della Sardegna, (Strada Statale 389) che attraversa il parco e passa per il passo di Correboi che si trova a 1245m, molto alto considerando che sono partita dal livello del mare. Ancora una volta la Sardegna mi ha mostrato un suo volto completamente diverso, infatti passare per il Corr’e Boi (ovvero corno di bue in lingua sarda) significa valicare le vette che separano Arbatax e il golfo di Orosei e l’oristanese. Sembra quasi di non essere più in Sardegna.

Tra nuraghi e templi sacri

La parte più affascinante e misteriosa per me è sicuramente questo “viaggio” in un’altra epoca della Sardegna in cui si torna indietro di circa 3000-4000 anni tra nuraghe, Domus de Janas, tombe dei giganti e templi sacri. Entrare in queste costruzioni millenarie è emozionante, quando si va in un nuraghe ci si sente abbracciati dalla storia di questa civiltà. Pensare che è una costruzione presente solo in Sardegna la rende ancora più incantevole e affascinante.

Le Domus de Janas (letteralmente significa “casa delle fate”) sono delle grotte funerarie scavate nella roccia che appartengono al neolitico, ovvero all’età della pietra, quindi ancora più antiche dei nuraghe. Erano tombe in cui si seppellivano soprattutto le donne, perché erano il simbolo della fertilità e del ciclo della vita. Il granito utilizzato per le tombe corrodeva le ossa, così che si pensava che la donna sepolta lì si reincarnasse, e a quel punto riutilizzavano la Domus per un’altra donna. E’ meraviglioso osservare che 4000 anni fa erano così legati al ciclo della vita e della natura. Anche nelle tombe dei giganti ritroviamo sempre la simbologia delle corna del toro e della luna, sempre a identificare la fertilità e la ciclicità della vita.

Ci sono anche veri e propri edifici sacri come i Megaron o i pozzi sacri, molto legati al culto dell’acqua, e anche qui ritroviamo la simbologia della fertilità. Ciò che mi ha molto colpito di questi siti, molti dei quali hanno una visita guidata compresa nel prezzo del biglietto, è che nonostante siano passati millenni, le epoche sono cambiate, gli essere umani rimangono uguali. Ovvero la spiritualità, il bisogno di essere protetti, di aiuto da parte della natura o di un dio è presente in ogni epoca. La fragilità, le emozioni e i sentimenti sono uguali in tutti i noi ma li esprimiamo in modo diverso in ogni tempo. Per questo trovo così affascinante l’archeologia, ci fa capire che quanto gli esseri umani di tutte le epoche e i luoghi abbiano molto di più comune di quanto possiamo immaginare.
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