Scoprire la nostra parte ancestrale attraverso la antiche civiltà d’Italia
Vi è mai capitato di essere molto attratti da delle rovine di antiche civiltà?
A me sì, mi affascinano molto le civiltà antichissime, quelle ancestrali che vivevano totalmente immerse nella natura, osservando ciò che succedeva intorno a loro cercando di darne una spiegazione e un senso a modo loro. Soprattutto sono attratta dalle tombe e dai templi antichi. Ricordo quando vivevo nel sud della Toscana ho scoperto la civiltà etrusca, un popolo molto interessante che aveva costruito le proprie tombe nei boschi. Per cui spesso andavo a passeggiare nei boschi e ogni tanto mi imbattevo in una tomba etrusca e entravo a vederla, e così facevo molto spesso e non mi stancavo mai di vedere tutte queste tombe immerse nel verde, diventate oramai tutt’uno con la vegetazione circostante. Trovavo molto intrigante questo binomio tra morte e natura.

Quest’anno, andando in Sardegna, ho sentito esattamente la stessa attrazione per le Domus de Janas (antiche tombe del neolitico), le tombe dei giganti e i pozzi sacri della civiltà nuragica. Il contesto era diverso, ma pur sempre circondati dalla natura. Sento proprio un gande stimolo ad entrare in queste costruzioni, infatti qualsiasi sia la costruzione c’è sempre questo rito di entrare, a volte anche attraversando un tunnel per poi arrivare alla stanza principale. Per me è emozionante essere avvolti da queste mura, è un po’ come fare un “viaggio”, in effetti si fa un vero e proprio viaggio nel tempo in queste antiche civiltà, ma si compie anche un rituale, quando si entra e si attraversano i corridoi e le stanze, è un viaggio nell’oltretomba.

Un giorno ho sognato un mio “viaggio” in una di queste tombe. Entravo da una piccola porta e poi attraversavo un lungo tunnel, era molto buio ma vedevo che il tunnel era stellato. Alla fine del tunnel sono arrivata in una stanza in cui c’era un toro che custodiva uno specchio, il quale emanava una luce abbagliante. Ad un certo punto vedo che c’era un foro in alto nel tunnel e che lo specchio rifletteva la luce della luna piena da questo foro.

Il toro è considerato un animale divino e sacro da quasi tutte le antiche civiltà, e fu anche un simbolo associato alla Luna, alle costellazioni, alla fertilità e alla rinascita. Possiamo notare che le tombe dei giganti in Sardegna hanno sempre la forma di corna del toro, e allo stesso tempo sono sempre presenti delle pietre a forma di luna crescente e di luna piena. Quest’ultima è l’elemento che regola il dominio delle acque. I simboli della Luna-Acqua-Terra riguardano anche essi la fecondità. La figura del toro spesso è associata alle divinità lunari: le corna taurine rappresentano per molti popoli la falce lunare. L’associazione Toro-Luna si nota in molte altre civiltà antiche.

Ma perché sono così tanto attratta da queste rovine, da queste tombe, da questo mistero che avvolge le antiche civiltà?
Mi sono spesso chiesto perché fossi così attratta da queste rovine e recentemente ho capito che quello che mi attira è la parte ancestrale di queste popolazioni, una parte che è ancora viva in me, anzi in ognuno di noi, è dentro il nostro DNA. La parola ancestrale deriva dal francese ancestral, dall’antico ancestre che significa antenato, che a sua volta proviene dal latino antecessor, ovvero predecessore.
Pertanto, sentire questo legame ancestrale significa avere un legame atavico con i nostri antenati, percepire la connessione che c’è tra noi e tutti coloro che ci sono preceduti. Tuttavia il mio interesse per il mondo ancestrale è ancora più profondo che il semplice legame con i miei antenati. Per me questo DNA ancestrale è primitivo, senza nessun segno di società civilizzata, libero, non addomesticato. Esseri umani che ancora non stati influenzati dalla società o da nessun credo. Sento che è una parte di me che ha voglia di venire fuori, di esprimersi, a volte anche a fatica per timore del giudizio della società che ha rimosso questa parte atavica e primitiva. Oggi, a volte, il termine primitivo ha persino un connotato negativo, per me anzi è una qualità che tutti noi dovremmo riappropriarci.
Le tombe in particolare sono avvolte da mistero, intrigo e fascino. La morte è un tema molto caro alle antiche civiltà, infatti, non a caso, ciò che arriva ai nostri giorni sono soprattutto le loro tombe. Queste civiltà davano molta importanza alla morte che era una specie di divinità, per questo era fondamentale il luogo di sepoltura. Oltretutto, il fatto che le tombe si trovino in mezzo ai boschi o in riva al mare le rende ancora più affascinanti. Questo ci fa capire quanto fosse importante, per le antiche civiltà, il rapporto con la natura. La morte era un rituale molto rilevante nelle loro vite, ed era connessa anche essa con la natura.
Il viaggio ancestrale nell’oltretomba che facevano i nostri antenati era un rituale di trasformazione ed evoluzione, la morte non era vista come un demone, ma piuttosto come un normale passaggio della vita, facente parte del ciclo della natura. E forse quello che ho voglia di contemplare è proprio questo vita e natura ciclica, vivere i momenti di passaggio e trasformazione in modo naturale.

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