L’arte come metafora delle nostre vite
Oggi ti racconto il viaggio di Artemide. Questo è un racconto ispirato dai miei dipinti che sono nati dal mio bisogno di vagare per capire quale fosse davvero la mia strada. E ho capito che l’arte mi parla quando mi fermo ad ascoltarla.

Artemide iniziò il suo viaggio tanto tempo fa quando si rese conto che aveva perso la sua strada e che la sua vita necessitava di un cambiamento. Voleva ritrovare la sua anima e il suo spirito selvaggio, Così partì, attraversando mari, monti, foreste, senza una meta precisa. Non rimaneva mai nello stesso posto perché è solo lungo il cammino che poteva trovare i suoi pezzi mancanti.
Lasciò la sua casa, il suo posto sicuro, in una fredda notte d’inverno perché desiderava incontrare il Lupo, Baga Jaga, e le altre creature che l’aiutassero a ritrovare il suo intuito primitivo. Solo a stretto contatto con la natura era in grado di capire chi realmente fosse. Percorse numerosi sentieri, decise di camminare sola perché in questo modo poteva capire quale fosse il suo vero sé. Nel suo vagare si perse più volte, tanti erano i sentieri, le opzioni e le possibilità che scegliere le rimaneva difficile, ma decise di seguire il suo istinto. Prendeva sentieri sconosciuti e le capitava di avere paura perché ci vuole coraggio ad affrontare l’ignoto, è più facile rimanere sulla strada conosciuta anche quando si realizza che non è la scelta giusta.

Dopo aver trascorso anni vagando, finalmente Artemide giunse all’oceano, nelle acque dove tutto ebbe inizio, da cui tutti gli esseri viventi provengono. Le stesse acque che detengono le nostre memorie ancestrali. Questo era l’ultimo pezzo mancante di cui Artemide necessitava. Qui ha potuto spogliarsi di tutto ciò che non le serviva, è riuscita a lasciare andare tutte le paure, le preoccupazioni, le credenze e le sovrastrutture che la società le aveva imposto. Era pronta a rinunciare al suo mondo sicuro per abbracciare l’imprevedibilità della vita.
E’ ritornata al suo mondo primitivo, ha scoperto il suo essere donna selvaggia.
Grazie ad Aida Cavallo e a tutte le meravigliose donne del cerchio di lettura di Donne che corrono coi lupi che mi hanno ispirato.

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